sei in home - newsletter - numero 8 - Architettura dell’informazione per imparare a pensare
di Renata Durighello - Istituto Comprensivo “Gianni Rodari”, Santa Giustina, (BL)
L’architettura dell’informazione entra nella scuola come strumento per insegnare agli alunni a fare osservazioni, confronti, collegamenti, propedeutici alla classificazione. Riportiamo uno stralcio del paper di Renata Durighello al Terzo Summit nazionale di Architettura dell’informazione (Forlì, 21 febbraio 2009).
L’esperienza viene attuata nella primavera 2008 con due gruppi di alunni di scuola primaria: 41 bambini in totale, di età compresa tra i nove e i dieci anni.
La finalità dell’esperienza è quella di avvicinare gli alunni alla classificazione attraverso procedimenti di tipo induttivo e quindi attivare in loro processi logici di osservazione, analisi, confronto. Sul piano metodologico, vengono adattate pratiche e metodi dell’architettura dell’informazione per il Web e della classificazione sociale, come strumenti di organizzazione della conoscenza anche fuori dalla Rete.
Lo svolgimento si sviluppa in quattro momenti, due realizzati in classe con strumenti cartacei e due in laboratorio informatico con l’impiego di applicazioni per il tagging on-line. Oggetto della classificazione sono delle immagini diverse per soggetto e tipologia.
Durante tutta l’attività i bambini sono stati incoraggiati alla verbalizzazione, all’analisi e al confronto, ad esplicitare problemi e a trovare soluzioni in un contesto per loro nuovo e stimolante. A mio avviso l’attività ha permesso di evidenziare come sia possibile cominciare a fare classificazione nel momento in cui si è in grado di parlare di un oggetto, di dire qualcosa su di esso, indipendentemente dall’età o da particolari competenze professionali di chi classifica. Come abbiamo visto però il lavoro degli alunni ha anche permesso di evidenziare le caratteristiche fondamentali del tagging collaborativo e di metterne in luce alcune debolezze:
A scuola vengono spesso realizzate, anche senza saperlo, attività che possono essere ricondotte a tematiche proprie dell’architettura dell’informazione. Farlo in modo consapevole permette di arricchire il lavoro svolto, in virtù degli apporti di una disciplina che, ancorché giovane, è ricca di contributi in materia di organizzazione dei saperi. Ciò suggerisce di procedere con altre esperienze di classificazione sociale, eventualmente con oggetti informativi di altra tipologia; o anche di proseguire il percorso di classificazione intrapreso, per mezzo di altre metodologie bottom up – ad esempio raggruppando i tag emersi dall’esperienza servendosi del card sorting – per arrivare ad una classificazione tassonomica delle immagini raccolte.
Link alla presentazione su Slideshare:
www.slideshare.net/DuRe/learning-to-think-with-ia
