Ultima modifica: 8 Marzo 2010
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2 – Paolo Castagna e il web di domani

Come pensi che possa cambiare già oggi il nostro modo di fare scuola?

Paolo CastagnaPenso al “sussidiario” (si chiama ancora così?) ed a come studiavo geografia quando ero a scuola. Non mi è mai piaciuta geografia. Ora passo ore a girare per il mondo con Google Earth. Era la geografia che non mi piaceva o il modo in cui veniva insegnata?
Penso che si stia passando dall’idea di “knowledge is power” all’idea di “knowledge sharing is power”. Gli insegnanti più collaborativi e disponibili alla collaborazione saranno coloro che svilupperanno progetti più creativi ed interessanti, in maniera più efficiente, nonostante le poche risorse disponibili.
Agli insegnanti suggerisco di collaborare. La cultura della collaborazione e lo spirito collaborativo sono l’anima delle comunità.

Oggi tra episodi di bullismo e facilità di accesso alla rete, sembra crescere l’allarme di fronte ad un uso non consapevole di internet. Quali consigli ti senti di dare a noi docenti?

Sono sospettoso e critico di fronte agli allarmismi. Internet rispecchia la società, alle volte accentuando certi problemi. La soluzione non penso sia isolare i propri figli, ma insegnare loro a vivere nel mondo, con tutti i problemi che questo comporta.
Ai docenti consiglio, a proprio rischio e pericolo, di coltivare il senso critico e la capacità di giudizio dei propri alunni. Alle scuole di selezionare ISP (Internet Service Provider) attenti ai minori. Ai genitori di non considerare la TV o Internet una baby sitter.

mmagina di essere stato invitato ad un incontro di docenti di scuola primaria e che ti venga chiesto di individuare tre priorità per promuovere l’uso delle nuove tecnologie a scuola. Cosa dici?

Creatività. Gioco. Divertimento. Queste sono le tre cose che i bambini sanno fare meglio ed in cui i bambini superano gli adulti. Cosa possono fare i docenti praticamente? Tornare bambini, essere creativi, inventare giochi divertenti e didattici.
C’è un professore, Tim Bell , all’Università di Canterbury in Nuova Zelanda che insegna ai bambini cos’è l’informatica, giocando e senza utilizzare i computer.

Dalla memoria privata andiamo verso una memoria collettiva, molto raffinata e molto particolareggiata”, dice Derrick de Kerckhove. Che legami intravedi tra  memoria collettiva ed apprendimento significativo?

La tua domanda ha comunque fatto riemergere dalla mia memoria un paio di associazioni interessanti.
La prima è che comprendere qualcosa non significa ricordare qualcosa.
All’Università ricordo tre o quattro esami durante i quali era possibile utilizzare i libri od i propri appunti durante l’esame. Sono gli esami che ho preparato più volentieri, con meno stress e più rilassatezza. Sono quelli che ricordo meglio.
La seconda considerazione è che non siamo più ai tempi di Leonardo Da Vinci in cui era ancora possibile per una sola persona comprendere e conoscere la quasi totalità della scienza e della tecnologia.

Apprendere significa associare qualcosa di nuovo a qualcosa che già conosciamo e capire le relazioni che il nuovo ha con il noto, con ciò che fa parte della nostra memoria. Il linguaggio, sia esso linguaggio naturale o qualche linguaggio più formale come la matematica o RDF (Resource Description Framework), è il veicolo per trasmettere, condividere ed aggregare associazioni mnemoniche ed esperienze.

Leggi l’intervista completa a Paolo Castagna




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