Ultima modifica: 4 novembre 2009
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Roberto Scano

Estratti dall’intervista

E per dare una spinta in più IWA/HWG, grazie al supporto dell’On. Campa (già primo firmatario della “Campa-Palmieri”), ha predisposto un disegno di legge di modifica della legge 4/2004 al fine di estendere l’obbligo del rispetto dei requisiti di accessibilità anche per i siti INTERNET sviluppati senza contratti.

È altresì necessario che il progetto di Porte aperte sul Web venga esteso anche in altre regioni, e se c’è bisogno di supporto come IWA potremmo senz’altro dare il nostro contributo.

Se la cultura dell’accessibilità partirà proprio dalle scuole e gli insegnanti sapranno diffonderne la cultura anche verso gli studenti potremmo veramente tra qualche anno avere una popolazione che “pensa in modo accessibile” e che quindi applichi quei principi di accessibilità che garantiscono a chiunque di poter comunicare, indipendentemente dall’eventuale disabilità (anche tecnologica) a cui sono soggetti.

Consiglierei di sviluppare in futuro anche delle sessioni informative e, perché no, formative sia off-line che on-line in modo che questa cultura dell’accessibilità si diffonda.

A titolo di esempio, il nuovo decreto dovrà affrontare il problema delle applicazioni web, della definizione della baseline (le tecnologie richieste per far “funzionare” un’applicazione web), nonché della separazione tra requisiti per i siti web, per i CMS e per tutte le interfacce web-based.

Breve presentazione

Roberto Scano - foto tratta da webaccessibile.org

Roberto Scano – foto tratta da webaccessibile.org

Roberto Scano è forse il più significativo esponente italiano sul tema dell’accessibilità.

Ha contribuito alla stesura della Legge n.4 del 9 gennaio 2004 ed è membro del gruppo di lavoro CNIPA che si occupa di sviluppare le regole tecniche di applicazione della legge 04/2004.

Partecipa alla mailing list di Porte Aperte sul Web, ove è frequentemente intervenuto con consigli, suggerimenti e preziose indicazioni.

Leggi una sua breve biografia da www.webaccessibile.org

Perchè lo intervistiamo?

Perchè ci interessa fare con lui il punto sulla legge e, in particolare, sul suo significato civile e culturale con particolare riferimento al mondo della scuola e della formazione.

L’intervista a Roberto Scano, che ringraziamo per la disponibilità, sì è svolta martedì 6 giugno 2006 via mail.

L’intervista completa

1. IL 2004 è stato l’anno della Legge n. 4 del 9 gennaio 2004 (la cosiddetta Legge Stanca); il 2005 l’anno del Regolamento applicativo e dei Requisiti Tecnici. Il 2006 sarebbe dovuto essere l’anno dell’accessibilità dei siti della pubblica amministrazione. Come vedi la situazione attuale?

Il 2006 dovrà essere l’anno dell’accessibilità, in quanto entro il mese di agosto dovranno essere adeguati i contratti in essere ed entro la fine dell’anno le P.A. centrali dovranno sviluppare siti accessibili secondo i requisiti. Vi è stato un rallentamento nell’applicazione dovuto anche alla mancanza di conoscenza della norma da parte dei funzionari delle P.A., che ancora oggi in gran parte ne ignorano l’esistenza.
E per dare una spinta in più IWA/HWG, grazie al supporto dell’On. Campa (già primo firmatario della “Campa-Palmieri”), ha predisposto un disegno di legge di modifica della legge 4/2004 al fine di estendere l’obbligo del rispetto dei requisiti di accessibilità anche per i siti INTERNET sviluppati senza contratti. Ora vedremo quanti parlamentari supporteranno l’iniziativa, in modo di garantirne una auspicabile veloce approvazione.

2. Dalla tua esperienza quali pensi siano i maggiori ostacoli alla piena applicazione della Legge?

Innanzitutto a mio avviso la mancata conoscenza della normativa: ancora oggi mi capita di vedere dei bandi di gara di pubbliche amministrazioni ove solo in pochi casi si richiede la conformità del prodotto alla legge 4/2004. Altra problematica riguarda la preparazione tecnica degli sviluppatori: sviluppare siti conformi alla legge richiede una buona padronanza del linguaggio HTML, dei CSS e delle “regole” dell’accessibilità, padronanza che spesso non è nel bagaglio culturale e formativo di molti sviluppatori che – purtroppo – sono nati nell’era degli editor visuali e per tal motivo hanno in gran parte “ignorato” ciò che sta dietro ad una pagina web, delegando il tutto agli strumenti di authoring.
Ultimo punto è legato alla struttura organizzativa delle P.A.: ove dotate di uffici dedicati allo sviluppo del web o nel caso in cui vi sia qualche volonteroso autore di siti il problema è sempre quello di organizzazione del personale nella creazione e pubblicazione di contenuti accessibili.

3. A breve usciranno le WCAG 2.0. definitive. Pensi che questo fatto richiederà un’opera di adeguamento dei Requisiti Tecnici?

Certamente. E’ stato un impegno preso proprio a Genova dal Dott. De Vanna a seguito di un mio intervento di presentazione del futuro dell’accessibilità, legato sia alle WCAG 2.0 che alle ATAG 2.0 (per l’accessibilità degli strumenti di sviluppo) nonché alle ISO in materia di accessibilità.
Grazie all’art. 12 della legge 4/2004, difatti, con l’uscita di nuove norme tecniche sarà quindi possibile aggiornare i requisiti di accessibilità per i siti INTERNET, basati sulle WCAG 1.0 e quindi risalenti al web del 1999. A titolo di esempio, il nuovo decreto dovrà affrontare il problema delle applicazioni web, della definizione della baseline (le tecnologie richieste per far “funzionare” un’applicazione web), nonché della separazione tra requisiti per i siti web, per i CMS e per tutte le interfacce web-based. Personalmente sia come rappresentante di IWA che come partecipante attivo nella definizione delle nuove norme sia nel W3C che nell’ISO auspico che ciò avvenga presto in modo da garantire un’evoluzione del web italiano al passo con i tempi.

4. La Legge non disciplina in modo esplicito l’accessibilità dei file PDF, così presenti nei siti della Pubblica Amministrazione. Al di là del fatto che i Requisiti Tecnici si riferiscono esclusivamente ai siti internet, formati da pagine web, e quindi escludono di fatto tali formati, non ti sembra una mancanza a livello normativo?

È una mancanza dovuta alle WCAG 1.0 che fotografano un web del secolo scorso dove PDF ed oggetti (applicazioni Java, ActiveX, oggetti Macromedia Flash, ecc.) non erano largamente diffusi e pertanto i requisiti sono prettamente applicabili a tutto ciò che si basa su HTML. I PDF hanno fatto un loro ingresso in modo prorompente nella P.A. in quanto sono formati che garantiscono una uniformità di stampa su qualsiasi piattaforma e la possibilità di creare moduli interattivi. Purtroppo come tutti i formati digitali non sempre vengono usati al meglio e pertanto ci possono essere problemi di inaccessibilità attualmente non colmabili dalla legge ma solamente dal buon senso. Pertanto per degli obblighi veri e propri per i PDF è necessario riferirsi in caso al requisito 17 (relativo agli oggetti contenuti nella pagina) oppure alla legge 67/2006 che garantisce a qualsiasi utente di non essere discriminato.

5. Come vedi lo stato di applicazione della Legge per quanto riguarda i siti scolastici?

Devo senz’altro elogiare iniziative di sensibilizzazione come la vostra che da quella spinta in più all’applicazione della legge. Se la cultura dell’accessibilità partirà proprio dalle scuole e gli insegnanti sapranno diffonderne la cultura anche verso gli studenti potremmo veramente tra qualche anno avere una popolazione che “pensa in modo accessibile” e che quindi applichi quei principi di accessibilità che garantiscono a chiunque di poter comunicare, indipendentemente dall’eventuale disabilità (anche tecnologica) a cui sono soggetti.

6. Come Porte Aperte sul Web stiamo lavorando molto per la creazione di una comunità di docenti in grado di popolare un ambiente collaborativo di aiuto, supporto e sostegno sul tema della cultura della comunicazione web accessibile. Hai qualche consiglio da darci?

Di sicuro le soluzioni come il blog e le mailing list sono già un forte stimolo di aggregazione. Consiglierei di sviluppare in futuro anche delle sessioni informative e, perché no, formative sia off-line che on-line in modo che questa cultura dell’accessibilità si diffonda.
È altresì necessario che il progetto di Porte aperte sul Web venga esteso anche in altre regioni, e se c’è bisogno di supporto come IWA potremmo senz’altro dare il nostro contributo.

7. Facciamo una simulazione. Sei stato invitato ad un incontro di docenti di scuola primaria (ex scuola elementare) e ti chiedono di individuare tre priorità per la promozione della cultura dell’accessibilità della comunicazione web. Cosa dici?

A mio avviso le tre priorità sono: la comprensione del problema dell’accessibilità (far capire come gli utenti con disabilità abbiano nelle tecnologie informatiche l’unico modo per poter “esser alla pari”), l’importanza dello sviluppo accessibile (ovvero come sia possibile con semplici indicazioni tecniche, garantire un’accessibilità globale dei programmi e/o dei servizi web) e la comunicazione accessibile (la creazione di piattaforme di scambio di informazioni, esperienze, ecc.).

8. L’articolo 5 della Legge Stanca, che prevede la fornitura di copie su supporto digitale degli strumenti didattici fondamentali, in modo che siano accessibili agli alunni disabili e agli insegnanti di sostegno, sembra ancora lontano da una sua effettiva applicazione. Ci sono novità in vista?

So che un gruppo di lavoro sta stabilendo delle linee guida per l’accessibilità dei testi scolastici ma attualmente non sembra vi sia alcun documento definitivo in fase di approvazione. Noi come IWA abbiam già lanciato la sfida con i miei due libri, pubblicandoli nel formato Tetralibro ™: un libro unico che contiene un CD-ROM con tre versioni digitali per garantire l’accessibilità anche a chi non può fruire del testo cartaceo. In questi giorni stiamo uscendo con un terzo libro e vorrei comunque segnalare che nel mese di maggio è uscito un libro giallo “Pax Tibi Avogador Meus” pubblicato da OMNIA OFFICE (http://edizioni.omniaoffice.com) che è il primo libro giallo accessibile al mondo ed il primo testo non tecnico che può definirsi “a norma di legge”: un testo di narrativa che le scuole dovrebbero essere incentivate ad adottare, e che gli editori di testi scolastici dovrebbero imitare.




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