Ultima modifica: 9 giugno 2014
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Giornata aperta 26 maggio 2014: intervento Belisario

Mattino: le relazioni –  Pomeriggio: i workshop – Interviste – Fotografie – Intervento Belisario

L’intervento registrato

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La trascrizione dell’intervento

Scarica la trascrizione dell’intervento (pdf, 147 KB), oppure leggi il testo sottoriportato.

Introduzione

Buongiorno a tutti e grazie ad Alberto Ardizzone ancora una volta per l’invito.
Purtroppo quest’anno non sono lì con voi a discutere e confrontarmi sui temi della Giornata aperta sul web.

Tuttavia nella speranza di provare a dare un utile contributo mi è piaciuto comunque esserci, sebbene nella modalità virtuale che le nuove tecnologie ci consentono, per provare a fare quello che è ormai da un po’ di anni il mio compito: da un lato provare a tracciare le principali tendenze della normativa quello che è successo nel corso degli ultimi 12 mesi, tanto in termini di intervento del legislatore, quanto in termini di interpretazione e di applicazione concreta delle norme.
E dall’altro anche provare a lasciarvi con qualche indicazione su quello che ci attende sul what’s next, come dicono gli anglosassoni. Proverò a farlo in questi pochi minuti che ruberò del vostro tempo.

Quindi, da un lato cercando di spiegarvi e di illustrarvi quello che vi e ci aspetta nel corso del prossimo anno e dall’altro provando a fare il punto su ciò che invece è successo dal nostro ultimo incontro rispondendo ad alcune delle tantissime domande che sono arrivate e per le quali vi ringrazio, perché il bello della Giornata aperta sul web è che anche i relatori come me imparano grazie allo scambio e grazie alle domande e le interazioni che vengono sviluppate.

Questo video poi verrà immagino caricato sul canale Youtube di Porte aperte sul web e mi auguro che possa rappresentare ulteriore inizio di discussioni anche online; per cui vi invito di recuperare il limite della mancanza di interazione immediata con delle domande, utilizzando i canali che tutti voi già conoscete, in primis l’infaticabile Alberto.

Cosa ci aspetta?

Dunque, dicevamo “Cosa ci aspetta?”. Proviamo a guardare oltre.
Se guardiamo ai mesi che ci separeranno al prossimo Porte aperte sul web, il mio pensiero è che saremo e sarete impegnati soprattutto e ancora dalla normativa in materia di digitalizzazione della pubblica amministrazione. Vi è una serie importante di decreti attuativi di norme già vigenti; in primis il codice dell’amministrazione digitale, che finalmente e sia pur tardivamente consente ad alcuni obblighi di diventare effettivamente operativi.

Fatturazione elettronica

Pensiamo alla fatturazione elettronica, cioè all’obbligo per tutti i fornitori della pubblica amministrazione di inviare fatture in modalità esclusivamente elettronica. Ebbene si tratta di un obbligo di legge dal 2008, ma le regole tecniche sono arrivate soltanto nel 2013 e la fatturazione elettronica vera e propria partirà a partire dal 6 giugno del 2014 per le amministrazioni centrali e il processo si chiuderà entro il marzo 2015.

Si tratta di una novità, perché in origine il processo avrebbe dovuto chiudersi entro il giugno del 2015, ma il governo Renzi con il decreto legge 66 del 2014, il recentissimo decreto Irpef, tuttora in corso di conversione in legge, ha deciso di anticipare questo termine. Si tratta, a mio avviso, a prescindere dall’importanza pratica: tanto per dare un numero, la fatturazione elettronica significa risparmiare un miliardo di euro annuo per la pubblica amministrazione italiana; quindi un anticipo di 3 mesi può essere comunque molto importante dal punto di vista economico; È, a mio avviso, rilevantissimo dal punto di vista psicologico del messaggio: la digitalizzazione non è un processo da cui si torna indietro; la digitalizzazione è un processo che semmai viene anticipato.

A prescindere, e oltre la fatturazione elettronica, oltre i pagamenti elettronici, oltre l’identità digitale, oltre l’anagrafe nazionale della popolazione residente, che è un altro processo che dovrebbe arrivare a maturazione entro il 2015, importantissimo per tutti coloro che abbiano bisogno di trattare i dati dei cittadini –e conosciamo bene la rilevanza e quanto abbia inciso l’effettiva esistenza di una base dati funzionante davvero – il vero tema è proprio quello della digitalizzazione degli uffici intesa come eliminazione della carta e gestione dell’informatica.

Protocollo informatico

Eh già, perché il 3 dicembre del 2013 sono stati firmati due DPCM, due regolamenti: il regolamento sul protocollo e il regolamento sulla conservazione. Non mi sono sbagliato; non ho parlato di protocollo informatico perché il protocollo è necessariamente informatico. Ogni qualvolta parliamo di protocollo, parliamo di protocollo informatico È così già dal 2004, ma le nuove regole tecniche aggiornano le precedenti regole; quindi ci impongono di cambiare, di aggiornare i nostri sistemi di protocollo con tutto quello che questo significa tanto in termini di approvvigionamento quanto in termini di procedura.

Ma si esce, e questo è il bello delle nuove regole tecniche, dalla logica per cui il protocollo informatico significhi solo sostituire un registro cartaceo con un registro informatico. Ad essere informatizzata è tutta la procedura di gestione dei documenti. Quindi significa anche implementazione dei fascicoli informatici e dei flussi informatici all’interno degli uffici. Quindi significa far sparire finalmente fascicoli cartacei e carte sulle scrivanie nostre e dei nostri collaboratori.

Conservazione dei documenti informatici

Come corollario a questo principio, c’è il secondo decreto, sempre del dicembre del 2013 che, come il precedente, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nel marzo del 2014 e, quindi, già entrato in vigore che prevede la conservazione dei documenti informatici, ovviamente soltanto in modalità digitale.

Quindi, il quadro che noi dovremo gestire nel corso dei prossimi mesi è quello di originali che devono essere non più fatti in carta firmando e timbrando, ma originali che devono essere documenti informatici sottoscritti elettronicamente, archiviati digitalmente, inviati via posta elettronica o via pec e pubblicati in forma accessibile sui nostri siti web.

Questi documenti delle pubbliche amministrazioni devono essere conservati per tempo, per il termine di legge, in modo tale da garantirne sempre la integrità, il rispetto della normativa in materia di riservatezza dei dati personali e, ovviamente, in modo tale da garantire la loro accessibilità.

I tempi

Queste norme hanno un termine di alcuni mesi: 18 per le norme sul protocollo, 36 per le norme in materia di conservazione, affinché tutte le amministrazioni si adeguino. Attenzione però a non ridursi all’ultimo momento, perché adeguarsi a queste norme significa approvvigionarsi delle tecnologie giuste compatibilmente con le nostre risorse.

Questo può essere un problema per noi, ma allo stesso tempo significa anche cambiare i nostri modelli organizzativi e cambiare i flussi all’interno dell’amministrazione e, quindi, rivedere tutti quelli che sono i provvedimenti, gli atti organizzativi e i regolamenti.
Il termine di 18 mesi, il termine di 36 mesi sono termini appena necessari per innescare questi processi in realtà complesse come l’amministrazione scolastica.

La priorità: la riorganizzazione delle procedure e del back-office

Quindi, la priorità nel corso dei prossimi mesi sarà sicuramente quella del back-office, quella di digitalizzare le procedure, di digitalizzare i documenti. Ovviamente, e qui veniamo a quello che è stato, la digitalizzazione impatta tantissimo in tema di trasparenza, in tema di pubblicazione. Quanto volte, parlando con ds e dsga, mi è capitato di sentirmi dire “Ah, ma questo decreto 33 ci complica terribilmente il lavoro”.

Beh, il decreto 33 introduce dei nuovi obblighi e quindi da questi nuovi obblighi scaturisce del lavoro ulteriore se non altro in sede di prima applicazione. Ma uno dei motivi per cui la sensazione è quella di lavorare di più o comunque di affaticarci di più deriva dal fatto che abbiamo provato a gestire una norma scritta per un’amministrazione digitale molte volte in uffici che di digitale hanno ben poco o che continuano a girare per la gran parte sulla carta.

Il presupposto delle norme in materia di accessibilità, di pubblicazione all’albo e di decreto 33 è quello di un’amministrazione digitale. Un’amministrazione che lavori utilizzando il protocollo informatico, originali informatici e un sistema di conservazione efficace ed efficiente.

Domande & Risposte

Veniamo ora al nostro tema clou, anche per cominciare dalle domande che ci sono state fatte.

Decreto legislativo 33/2013

Le prime, forse le più cospicue, riguardano il decreto 33: croce e delizia degli istituti scolastici.
Esistono ancora degli open points sull’applicazione del decreto 33, ma un punto che possiamo portare assolutamente a casa come consolidato è che il decreto 33 si applica integralmente, sia pure con i dovuti distinguo, alle amministrazioni scolastiche.

A mio avviso, e se lo ricorderà sicuramente chi ha avuto modo di parlare con me in questi mesi, non poteva essere altrimenti. Non poteva essere altrimenti perché nell’ambito soggettivo di applicazione del decreto 33 è chiaro l’articolo 11, in cui si parla di tutte le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto 165 del 2001, il testo unico sul pubblico impiego, in cui sono, come ricorderete, compresi gli istituti scolastici di ogni ordine e grado.
Quindi si applicano alle scuole tuttti e tre i macroadempimenti previsti dal decreto 33.

Quali sono questi tre macroadempimenti? La nomina del responsabile della trasparenza, la predisposizione di un programma triennale per la trasparenza e l’integrità e la pubblicazione sul web dei contenuti minuziosamente individuati dal decreto. Su questo facciamo qualche specificazione.

Responsabile trasparenza

Il responsabile della trasparenza ci deve essere necessariamente, perché laddove c’è un obbligo il cittadino ha la necessità di avere un punto di riferimento che deve essere doverosamente all’interno dell’istituto in omaggio al principio dell’autonomia scolastica. La soluzione, in attesa di ulteriori indicazioni che arriveranno, che stanno per arrivare dal Miur e dall’Autorità nazionale anticorruzione, sembra proprio essere che il responsabile per la trasparenza debba essere il dirigente scolastico, con buona pace di tutti gli orientamenti contrari che nel corso dei mesi si erano succeduti e che poggiavano su una identificazione del responsabile della trasparenza con il responsabile per la prevenzione della corruzione.

Pare che il ministero abbia fatto chiarezza affermando che dobbiamo tenere con riferimento agli istituti scolastici distinte le due normative, quindi, distinti i discorsi relativi ai due responsabili. Per il responsabile della trasparenza non si applicano tutte quelle pregiudiziali relative al livello del dirigente, relative all’assenza di situazioni di rischio gestite, dal momento che il responsabile della trasparenza di fatto ha come principale obbligo quello di coordinare il procedimento di pubblicazione sul web di dati, documenti e informazioni.

Programma triennale per la trasparenza

Il secondo macroadempimento è quello della predisposizione di un programma triennale per la trasparenza, in cui, di fatto, descrivere quali sono i contenuti, quali sono le modalità con cui noi adempiamo al decreto 33 e identificare le modalità ulteriori. Anche in questo caso l’orientamento è quello di ritenere che anche gli istituti scolastici debbano redigere il programma sui cui contenuti si pronunceranno – sui contenuti tipo – Anac e Miur, ma ovviamente non è possibile pensare di gestire la trasparenza in un istituto, in un’organizzazione mediamente complessa senza un documento.

Pubblicazione dei dati previsti dall’allegato A del d.lgs 33/2013

Il terzo tipo di adempimento invece è quello di pubblicare tutti i dati previsti dall’allegato A. Ovviamente soltanto le informazioni di pertinenza degli istituti scolastici; non dovremmo sicuramente inserire dei dati relativi alle informazioni ambientali, oppure quelli alle strutture sanitarie.

A questo punto dobbiamo fronteggiare due domande sul decreto trasparenza. La prima è sulle priorità. Da dove partire? Secondo me la priorità è quella relativa al check; cosa abbiamo pubblicato: tutto? Ci manca qualcosa?

La seconda. Per uscire da una logica di emergenza, come quella legata all’adempimento Avcp del 31 gennaio, la mia idea è quella di provare, per quanto possibile, ad essere schematici e quindi, utilizzando come base la tabella allegata alla delibera Civit 50 del 2013, quella del programma triennale, le linee guida per la predisposizione del programma triennale, provare a individuare per ciascuna delle informazioni qual è il soggetto responsabile della produzione dell’informazione e conseguentemente della sua pubblicazione.

Questo ci aiuterà a oliare il meccanismo in cui ciascuno contribuisce in modo ordinato al popolamento della sezione e all’aggiornamento del sito.

Trasparenza: cosa ha funzionato e cosa no

La seconda domanda è quella relativa a cosa ha funzionato e cosa no e a quali sono le opportunità offerte dal decreto. Innanzitutto il decreto trasparenza è sicuramente problematico perché sembra avere dietro di sé un concetto unitario di pubblica amministrazione, perché prevede adempimenti unici che si applicano per tutti, laddove noi abbiamo quotidianamente esperienza di un’amministrazione che non può essere trattata in modo unitario: LA Pubblica Amministrazione non esiste; esistono LE pubbliche amministrazioni e anche tra istituti scolastici, anche tra comuni, amministrazioni che hanno lo stesso livello non sono omologhe per numero di utenti, per complessità del territorio.

Quindi questo è sicuramente un ostacolo che noi dobbiamo trovarci a fronteggiare.
Del decreto 33 ha funzionato sicuramente il fatto che in solo un anno è riuscito a porre un tema: il tema della trasparenza. Certo, c’è stato uno iato tra la fuga in avanti di molti che sono anche lì, che hanno visto come una sconfitta quando il ministero ha provato a dare un po’ più di tempo a chi era rimasto indietro , ma in realtà non la vedo in questo modo. La vedo semplicemente come una implicita ammissione che chi era andato avanti, chi aveva lavorato duramente, aveva fatto bene perché quella era la direzione; quindi, in questo caso, secondo me, sono premiati e non penalizzati coloro che sono andati avanti.

Perché hanno capito che il decreto 33 non è un norma da approccio burocratico, cioè non è soltanto l’ennesima vessazione normativa di un legislatore, ma il tentativo di ridare credibilità alla pubblica amministrazione e, quindi, utilizzare i diversi adempimenti, in primis il programma triennale per la trasparenza, non come l’ennesimo documento da copia-incollare vedendo quello che ha fatto un altro istituto, ma cercando di utilizzarlo davvero come documento di procedura per spiegare in modo efficiente e in modo chiaro ai nostri utenti che noi siamo trasparenti, che noi siamo efficienti; come si dice dalle mie parti “facciamo le nozze con i fichi secchi”.

Ormai è una cosa che ci può riuscire soltanto se facciamo vedere i dati, soltanto se facciamo vedere le informazioni. Allo stesso tempo utilizziamo quel documento per vincolare la nostra struttura al rispetto di una serie di importanti standard.

Dominio .gov.it e scuole

Vengo poi a ulteriori temi. C’è una domanda relativa alla cogenza del dominio .gov.it: è una domanda ricorrente. Io su questo rimando agli atti, nel senso che davvero mi sembra molto increscioso che ci sia ancora questo tema, questa resistenza. La obbligatorietà di un dominio .gov.it per tutte le amministrazioni, di cui all’articolo 2, comma 1 del decreto 165, ci viene fornita dalla direttiva Brunetta numero 8 del 2009, del ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione.

Non vi sono sanzioni dirette, questo è vero, non c’è scritto che chi non ha il dominio .gov.it ha delle frustate sulla pubblica piazza, però innanzitutto vedo numerosi vantaggi ad avere un dominio certificato; dopo di che potrebbero esserci delle sanzioni indirette e cioè: quando le norme parlano di adempimenti che dobbiamo fare su siti istituzionali, non danno la definizione di sito istituzionale, eppure in tutta una serie di altri provvedimenti normativi, in primis la direttiva 8 del 2009, c’è scritto che il sito istituzionale è quello con il dominio .gov.it.

Quindi, di fatto c’è il rischio che davanti a una contestazione, anche giudiziaria, potrebbe venir fuori, ripeto, utilizzo il condizionale perché non abbiamo precedenti in materia, ma dobbiamo attribuire comunque un significato alle norme, c’è possibilità che qualcuno ci dica che l’albo se non è su dominio .gov.it, la sezione amministrazione trasparente se non è su dominio .gov.it, non ha l’efficacia prevista dalla norma.

Pubblicazione esiti scrutini in albo

Altri temi sono quelli relativi, ad esempio, alla pubblicazione degli scrutini sull’albo dell’istituto. Su questo il garante privacy ha affermato in una serie di documenti che già abbiamo diffuso, ma possiamo riportare, che i voti dei compiti in classe, delle interrogazioni, degli esiti degli scrutini o degli esami di stato sono pubblici e, quindi, queste informazioni sono soggette a un regime di trasparenza e il loro regime di conoscibilità è stabilito dal ministero dell’istruzione.

Ovviamente sono necessari, anche nel caso di pubblicazione telematica, alcune cautele e, quindi, è necessario evitare di fare riferimento a informazioni sulle condizioni di salute degli studenti, ad esempio con il riferimento a prove differenziate o altro. Tali dati non dovranno essere riportati in quanto pubblicato.

Cosa fare quando altre amministrazioni mandano pdf immagine?

Vi sono poi delle domande relative alla pubblicazione all’albo di documenti che ci vengono da altre fonti che non sono in linea con la normativa in materia di accessibilità. Su questo è sicuramente apprezzabile che chi riceve un documento provi il più possibile a renderlo rispondente alla normativa vigente.

Dobbiamo però affermare un principio, evitando di aggravare quello che è il lavoro degli uffici, per cui io posso garantire, posso essere chiamato a garantire l’accessibilità, e quindi la conformità, dei documenti che produco direttamente; quelli che mi vengono inviati da altra fonte, anche altri uffici pubblici, posso provare nei limiti delle mie disponibilità tecnologiche e di tempo e organizzative, a farlo, ma non vi sono assolutamente tenuto.

Mi rendo conto che questo crea un problema all’utenza e quindi è necessario fare pressioni nei confronti di chi tali documenti produce senza cautela sull’accessibilità.

Registro elettronico

Altre domande sono quelle relative al registro elettronico. Quali sono le cautele, quali sono le priorità. Sul registro elettronico dobbiamo stare assolutamente attenti su due profili. Il primo: stiamo parlando di un atto pubblico, e quindi dobbiamo stare attenti a che si tratti di un sistema informatico che tenga assolutamente traccia degli accessi in maniera sicura, che quindi abbia una gestione di profili e di autorizzazioni compatibili con la normativa vigente, in particolar modo il codice dell’amministrazione digitale.

Nulla ci vieta, e qui rispondo a un’altra domanda, di poter gestire questo prodotto internamente; è ovvio che sarà molto più semplice rivolgersi a una delle tante soluzioni presenti sul mercato, che, oltre, a garantirci aggiornamenti, ci consentono anche di scaricare sul fornitore una serie di rischi di obsolescenza e di sicurezza normativa.

Ma vi è di più: se noni siamo in condizioni di poter incidere o di poter far pressione, possiamo privilegiare quei fornitori che ci garantiscono contrattualmente la rispondenza alle norme, ad esempio, in tema di conservazione oppure che hanno sviluppato questi sistemi già in modo compatibile con la normativa in materia di riservatezza dei dati personali.

Comunicazioni scuola-famiglia

Con riferimento alle comunicazioni scuola-famiglia, anche in questo caso ci sono due domande specifiche, rimando al fatto che gli istituti possono sicuramente utilizzare posta elettronica, posta elettronica certificata, laddove vi sia un’elezione di domicilio da parte delle famiglie, da parte dei genitori. può essere utilizzata altresì un’area riservata sul sito dell’istituto e questa è una delle cautele che noi consigliamo caldamente, perché consente con poche risorse a disposizione di poter beneficiare di grandi vantaggi.

Ovviamente attraverso l’area riservata potrò avere sia comunicazioni dell’istituto nei confronti della famiglia, tanto potrò avere, con piena validità legale, ai sensi degli articoli 64 e 65 del codice dell’amministrazione digitale, le comunicazioni da parte degli utenti nei confronti della pubblica amministrazione. Ovviamente dovrò stare attento; non basterà una iscrizione e una registrazione unicamente telematica; avrò bisogno di un’autenticazione strong e, quindi, di un riconoscimento degli utenti fisicamente prima di assegnare le credenziali.

Questioni di Cig

Dopo questa abbiamo delle domande relative alla gestione del Cig.
Collaboratori e consulenti: confermo l’orientamento per cui non c’è necessità di Cig. Questo lo confermano anche le Faq sulla tracciabilità pubblicate sul sito dell’autorità di vigilanza in materia di contratti pubblici; medesima raccomandazione è desumibile dalle medesime Faq per quanto riguarda le cosiddette minute spese.

Finisco, nella speranza di essere stato nei tempi, ma soprattutto di avere dato risposte, con altre due domande.

Responsabilità del webmaster

La prima è sulle responsabilità del webmaster, che non è responsabile del procedimento di pubblicazione. Non sono censite dal legislatore; quindi, bisognerà capire di volta in volta qual è il conferimento dell’incarico che viene dato al docente o al soggetto esterno. Quindi, dovremo ben capire qual è l’incarico; se l’incarico è soltanto di preparare un sito o di preparare delle pagine, il tema sarà sempre lo specifico che noi diamo.

Quindi, quando daremo queste specifiche, dovranno essere chiare e soprattutto rispondenti alla normativa vigente. Allo stesso tempo, potrò dire, se non lo nomino espressamente responsabile del procedimento di pubblicazione, che il webmaster è anche responsabile dei contenuti che vengono pubblicati sul sito. Poi magari su questo punto l’amico Roberto Scano potrà sicuramente darci ulteriori specificazioni.

Diritto d’autore e materiali autoprodotti

Da ultimo, parlo di un tema che mi è particolarmente caro e cioè quello del diritto d’autore, perché esiste da qualche tempo un regolamento Agcom, dell’autorità per le garanzie delle comunicazioni, che prevede delle norme in materia di diritto d’autore online, cioè per il titolare dei diritti di un’opera protetta, in caso di violazione online dei propri diritti di riproduzione, di riutilizzo non autorizzato.

Questo significa che dovremo fare particolare attenzione, visto che non sarà più necessario andare di fronte all’autorità giudiziaria, ma si instaura un piccolo procedimento precontenzioso, che peraltro è oggetto di contestazione. Per evitare che il sito dell’istituto sia oggetto di richieste per i contenuti prodotti è particolarmente utile che all’interno dell’istituto, tanto i ragazzi quanto i docenti che preparano i contenuti che verranno pubblicati, siano educati a utilizzare bene il materiale che trovano in rete e siano educati a non compiere dei comportamenti che possano esporre l’istituto al rischio di contenzioso.

Da questo punto di vista, sarà semplice provare a utilizzare e riutilizzare non soltanto materiali prodotti, penso a fotografie, immagini, testi, musica, direttamente all’interno dell’istituto, applicandoci poi la licenza che vorrete, meglio se è aperta, meglio se è una Creative Commons, ma, quando si riutilizzano contenuti altrui, andare a vedere le licenze. Quindi: privilegiare i siti di immagini copyleft o Creative Commons; se devo inserire delle immagini, poi magari l’amica Catepol, che è presente, potrà darvi ulteriori chiarimenti, oppure, lo stesso per la musica, da siti come Jamendo, da saccheggiare liberamente se ci servono dei contenuti per finalità diverse da quelli lucrative.

Saluti

Bene, spero di non avervi annoiato; probabilmente sono stato lungo con i tempi, ma era tanta la voglia di partecipare a questa festa che è la Giornata aperta sul web, provando a farvi sentire il mio punto di vista: quello di qualcuno che vi parla di diritto, e, quindi, ahimè, non di una cosa assolutamente semplice, ma allo stesso tempo provo a dirvi che la via per una pa digitale, per una pa veramente trasparente, è possibile ed è sostenibile e, lo dice il figlio di una docente sebbene in pensione, il futuro della scuola, tanto in termini di amministrazione tanto in termini di struttura educativa, è quello di mostrarsi più all’avanguardia di tutti gli altri livelli amministrativi.

Grazie ancora per l’invito e buona giornata a tutti.

 

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