E-book, I-book o cosa?

riunione nel cortile del castello
Provo a sviluppare qualche considerazione sulla questione degli e-book. Sono andato a settembre all’E-book-festdi Fosdinovo così, per curiosità, perché mi intrigavano i nomi dei “relatori” (…intrattenitori? provocatori?), per cogliere qualche stimolo funzionale alla sperimentazione Un net-book per ogni studente che stiamo provando nella mia scuola per il secondo anno consecutivo sulla stessa classe che ormai è in terza media. Un’idea me la sono fatta.
Innanzitutto, da Roberto Maragliano ho raccolto che non di e-book bisogna parlare, quanto di i-book, sostituendo ad una generica “e” che sta per elettronico (e quindi potenzialmente “stand-alone”, vedi i CD-ROM e così via) una “i” che è diventata mainstream con le invenzioni Apple (I-pad, I-phone, I-pod) e che allude ovviamente a Internet. In questa accezione, ripresa poi da Mario Rotta, il testo digitale ha la caratteristica “fondante” di poter essere integrato, arricchito, AUMENTATO, attraverso le performance di rete e le relazioni interattive fra l’autore e gli utenti finali. Il testo digitale, insomma, è un testo aperto.
Mario Rotta dice: LETTURA + INTERAZIONE x DISCUSSIONE = CONOSCENZA AUMENTATA.
Anche perché, dice Maurizio Chatel, la rete non è più 1.0, il repository dei siti. Con il WEB 2.0 la rete è il social network, dove non si legge solamente, si agisce.
un incontro nelle sale del castello
Glissando sull’opera aperta di Umberto Eco, si capisce così che quando parliamo di “libri di testo” parliamo a questo punto di “materiale liquido”. Il testo stampato dava ORDINE; il tramonto del testo stampato corrisponde ad un ritorno dell’incertezza e della confusione. Come ha mostrato efficacemente il pirotecnico Andreas Formiconi, parlando della fisica che sembra che stia nei libri in modo ordinato ma in realtà è CONFUSIONE, siamo (cito il titolo del suo intervento) nella “Certezza dell’incertezza”.
Dall’intervento di Agostino Quadrino riprendo le due efficaci dicotomie da lui utilizzate: sapere fisso vs. sapere mobile, sapere monumento vs. sapere evento.
Allora, realizzare libri di testo scolastici (libri tout court?) significa soprattutto creare ambienti di annotazione condivisa, dove l’autore sia in grado di interagire con gli utenti finali e, nel caso dei libri di testo scolastici, anche con gli “adottatori”. Si adotta l’autore e la possibilità di interagire con lui, piuttosto che il testo in sé.
Il passaggio, dice Quadrino, non è da cartaceo a digitale, ma da READ ONLY a READ AND WRITE.
Queste annotazioni (sempre che siano una corretta interpretazione delle cose che ho sentito, ma aspettiamo gli atti del convegno…) pongono già una serie di problemi.
Certo, si adattano alla configurazione delle classi 2.0, col net-book o l’I-pad o l’i-Phone nelle mani degli alunni eternamente connessi alla rete, così come sono nella loro vita reale da nati digitali. Certo, si integrano perfettamente con le sollecitazioni della didattica costruttivista, al centro della quale sta la costruzione cooperativa dei significati e della conoscenza.
gli organizzatori dell'E-Book fest
Ma la mia domanda (tralasciando quella più ovvia: cosa succede se togliamo il libro di testo all’insegnante-tipo? È in grado di fare ancora “scuola”?) a questo punto è: cosa diventa la scuola come luogo fisico? Quale interazione fra l’attività individuale o di classe sul proprio “device” di connessione alla rete (net-book, I-pad o reader tipo Kindle che dir si voglia) e le attività collettive sulla LIM? Come si presenta l’I-book sui vari “device”, ad esempio sull’I-pad e sulla LIM?
In effetti, proprio nella nostra classe sperimentale questo crinale critico era già stato vissuto, senza grandi soluzioni se non quella di provare.
Il problema dell’esistenza delle Case editrici, e quindi del libro di testo PRODOTTO, PROPOSTO e ADOTTATO, diventa rilevante a fronte della disponibilità enorme di contenuti nella rete, già ora.
A Fosdinovo è stata citato il caso esemplare dei libri di testo autoprodotti dalla rete di scuole superiori di tutta Italia che fanno capo ad un istituto di Brindisi, e che inopinatamente il provveditore reggente di Como ha rilanciato come esempio virtuoso di auto-produzione dei libri di testo da parte degli insegnanti, con conseguente forte risparmio da parte delle famiglie.
Agostino Quadrino, che ricordiamolo è responsabile della casa editrice Garamond (ma chissà che ne pensano RCS, Mondadori, Zanichelli, e così via), ha giustamente sottolineato che il bene SCARSO non è il contenuto, il bene SCARSO è la triade RELAZIONE/ATTENZIONE/REPUTAZIONE. Quello che la casa editrice garantisce è insomma la “scientificità” dei libri di testo, senza di che perfino l’idea di scuola nazionale va in frantumi, come giustamente sottolineato da Marco Guastavigna che individua 4 caratteristiche fondanti di un e-book: la portabilità, l’indicizzazione semantica, la pertinenza e l’affidabilità.
Mah….. sarò stato “pertinente e affidabile”? 🙂

Libri digitali a scuola: per tutti e insieme

SchoolBookCamp a FosdinovoSono andato al SchoolBookcamp di Fosdinovo con l’aria di uno che sa poco dell’argomento e ha molto da imparare.

Ed è proprio così.

L’argomento era di sicuro interesse: la questione degli e-book o, meglio, del libri e/o ambienti digitali per la scuola. La mia unica esperienza sul campo è di avere provato, con diverse scuole, a parlare della cura della documentazione digitale a scuola, a partire dall’attenzione al linguaggio per finire alla costruzione di documenti (e pdf) per tutti, comprese le persone con disabilità. E’ su questi versanti che ho avuto la fortuna di incontrare persone che segnano il cammino: prima Livio e la sua preveggente opera formativa sul documento elettronico accessibile; poi Noa e la sua giovane casa editrice che guarda lontano. Un po’ poco per dire “conosco l’argomento”, ma sicuramente abbastanza per dire “ci vado”. E così ci sono andato.

Beh, sono stati 250 chilometri spesi bene!
Non avevo mai partecipato a un “barcamp” e l’esperienza mi ha affascinato. E non solo per la cornice ambientale, stupenda davvero.

Mi ha affascinato innanzi a tutto per le persone che c’erano. Mi ha affascinato la capacità di gestire il gruppo, tenendo salda un’idea e il desiderio di sondare i migliori pensieri sull’argomento, da parte di Mario Guaraldi: assolutamente perfetto.
Mi ha affascinato la puntuale organizzazione di Noa, tanto rispettosa del suo ruolo da far sentire la sua presenza senza invasioni di campo, ma fungendo da insostituibile collettore dispensatore di relazioni.

Grazie anche a Maurizio, Marco, Giorgio, Gianni, a tutti gli altri partecipanti, perché hanno contribuito a creare un clima che dava un senso di appartenenza a tutti, compreso me. Chissà che sia questa la chiave del futuro successo degli ambienti/libri digitali. Dare senso di appartenenza, favorendo la moltiplicazione degli itinerari didattici. La parcellizzazione dei contenuti, diceva qualcuno, come premessa per la costruzione/distribuzione reticolare dei saperi.

Non credo che possiamo dare forma precisa all’immagine futura di questi spazi. Probabilmente subiranno ancora mille e più adattamenti, legati alle disponibilità, alle sensibilità, all’evoluzione digitale o anche solo all’evoluzione della nostra capacità di collaborare e di stare/fare insieme.

al Castello Malaspina, strada facendoIntanto, però, penso sia importante partire, anche senza particolari velleità didattiche e senza patrocini che tentino di dare unità e univocità ai percorsi.
L’importante, secondo me, è partire avendo in mente, prima ancora di raffinate costruzioni didattiche (che troppo spesso hanno in mente lo studente che sa), lo studente così come è, così come lo incontriamo nelle nostre scuole. Ma non uno studente qualsiasi; uno studente – persona. Uno studente che, a prescindere dalle sue disabilità, possa finalmente dire anche lui: io ci sono e questo libro/ambiente è anche per me.